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sabato 27 febbraio 2010

Musicman

Oggi parliamo di uno dei miei strumenti musicali preferiti per non dire che è il mio preferito in assoluto:il basso (nel caso specifico dell'articolo) del Musicman Stingray.

Music Man è il nome di un'azienda statunitense fondata da Forrest White nel 1972 che produce chitarre, bassi elettrici ed amplificatori. Music Man è di proprietà della Ernie Ball dal 1984.

La sua notorietà è dovuta al suo primo modello di basso: lo Stingray, il primo basso elettrico con elettronica attiva e l'originale design "3+1" delle chiavi di accordatura.
Un Basso Stingray

La produzione è situata a San Luis Obispo in California.

Sono molti i musicisti che usano o hanno usato strumenti Music Man: Eddie Van Halen, Albert Lee, Ron Wood, John Petrucci, Tony Levin, Steve Lukather, Steve Morse (Deep Purple), Flea (Red Hot Chili Peppers), Tom Hamilton, Cliff Williams, John Deacon e tanti altri.

Dal 1991 al 1995 la Music Man produce il modello signature per Eddie Van Halen, la EVH. Dopo l'abbandono di Van Halen (passato a Peavey col modello Wolfgang), il modello EVH viene leggermente modificato e rinominato Axis.

Music Man produce anche una serie di amplificatori. Questi amplificatori sono utilizzati da musicisti come: Eric Clapton, Johnny Winter, Jeff Beck e Albert Lee.

venerdì 26 febbraio 2010

Pop

Viene abitualmente definita con il termine musica leggera o pop la musica mainstream contemporanea, destinata ad un pubblico vasto quanto più è possibile. L'espressione definisce un tipo di musica di facile ascolto e poco elaborata, spesso ridotta a semplice intrattenimento e destinata al consumo di massa. In effetti, la musica leggera raggruppa in sé un insieme di tendenze musicali affermatesi a partire dal XX secolo, caratterizzate da un linguaggio relativamente semplice e in alcuni casi schematico. La musica leggera è strettamente inserita nel circuito di diffusione commerciale mondiale con incisioni discografiche, video, festival, concerti-spettacolo, trasmissioni e reti televisive e radiofoniche. Se la semplicità del linguaggio musicale e il disimpegno tematico distinguono la musica leggera dalla cosiddetta "musica colta" e underground, la presenza di una vera e propria industria la differenzia dalla musica popolare.

Può sembrare normale considerare la musica leggera (o musica pop) come sinonimo di popular music, anche se oggi si tratta di una similitudine non del tutto propria: date le sue caratteristiche peculiari tutta la musica pop è musica popular, ma non è vero il contrario; esiste, in ogni caso, una grande difficoltà a relazionare tali concetti, soprattutto a causa dei continui fraintendimenti che si vengono a creare nel dire comune.

Musica leggera e pop

Nello specifico il termine musica leggera nacque in Italia per definire la musica mainstream italiana. Nella penisola, prima della British invasion dei primi anni sessanta, il termine inglese pop music per definire questo tipo di musica era pressoché sconosciuto ai più, e fu assorbito in seguito alla fama conquistata dai gruppi d'oltremanica. Di fatto oggi viene più facile utilizzare il termine pop per definire la musica commerciale moderna e allo stesso modo è più facile definire con musica leggera la musica melodica italiana, ma dal punto di vista concettuale e strutturale i due termini coincidono.

Caratteristiche


la Musica leggera è difficilmente caratterizzabile da un punto di vista strettamente musicale per questo non può essere definito strettamente un genere, ma è invece agevolmente indetificabile da certe convenzioni strutturali e divulgative.

Di particolare importanza per il successo del pop è il fenomeno del cosiddetto plugging[1], cioè una prassi che consiste nella continua e insistita proposizione di un brano da parte dei media, infatti il principio fondamentale del plugging è che sia sufficiente ripetere qualcosa sino a che venga accettato.

Al plugging può essere data anche l'accezione di "convenzione generica", anche se questa definizione trova un termine più specifico e un respiro più largo nella standardizzazione[1]. La teoria della standardizzazione è che la struttura collaudata e convenzionale di un brano pop mira a reazioni standard, mira cioè a soluzioni armoniche e ritmiche che hanno generalmente un sicuro e ben definito impatto emotivo legato al riconoscimento, il fattore del riconoscimento infatti, nell'industria musicale e non solo, svolge un ruolo importantissimo essendo una delle funzioni basilari della conoscenza umana, è per questi motivi che nel pop ci si ritrova ad ascoltare un linguaggio naturale legato all'orecchiabilità (easy listening).
Anche i temi delle canzoni pop sono spesso standardizzati, generalmente trattano di amore romantico.

La musica pop riesce a dare spesso l'impressione dell'innovazione tramite l'adoperamento di stravaganze controllate nella misura in cui possono essere ricomposte in questo cosiddetto linguaggio naturale, infatti per essere popolarizzata una canzone deve potersi distinguere dalle altre mantenendo tuttavia l'assoluta convenzionalità di tutte le altre, fondamentalmente la nascita e l'affermazione di un certo genere o di una certa corrente musicale e culturale porta quel genere o corrente a subire un processo di popolarizzazione. Si specifica che la musica leggera è rivolta in particolare al fruitore occasionale, ad attirare l'attenzione dell'ascoltatore distratto, per questo può essere definita musica di puro intrattenimento, cioè non impegnativa, e usare l'espressione "ascolto passivo della musica" da parte del fruitore, l'"ascolto attivo" è invece presente quando vi è una ricerca musicale la quale deve essere coadiuvata dalla conoscenza a prescindere dalla piacevolezza, solo in quest'ultimo caso può essere definito un proprio "gusto musicale".

Con l'avvento della TV e in particolare con l'utilizzo commerciale del video musicale, l'impatto visivo diventa essenziale per ogni gruppo o artista che vuole entrare nel mondo dell'industria musicale, spesso quindi entrano in gioco specialisti dell'immagine (come Vivienne Westwood per i Sex Pistols) e produttori che a volte basano il grosso del successo sulla presenza scenica, a questo proposito estremo è il caso del produttore Frank Farian il quale lancia verso la fine degli anni ottanta un gruppo di grande successo commerciale di nome Milli Vanilli, costituito in effetti da un gruppo di musicisti che lavorava nell'ombra, e un altro gruppo più fotogenico che appariva sul palco ballando e cantando in playback, quando questo si scopre si viene a creare uno scandalo, ma un caso simile si era già verificato negli anni '60 con i Monkees, i cui componenti erano gli attori protagonisti di una nota sitcom americana dell'epoca. Altro caso esemplare fu legato ad una particolare corrente della musica heavy metal poi riconosciuta come hair metal, i quali esponenti adottarono un look distintivo e caratteristico, per via della costante esposizione tramite i media, ed in particolare sul canale musicale MTV, che emerse proprio in quel periodo. L'aspetto di questi gruppi poteva rivelarsi più particolare e rilevante della musica stessa.

La durata di ogni brano è un altro elemento caratterizzante, infatti per venire incontro ai tempi televisivi e radiofonici i brani spesso non superano i 4 minuti, le canzoni che oltrepassano questa durata vengono in genere sottoposti a un'operazione di editing in modo da accorciarne il minutaggio. Questa regola del pop viene infranta nel corso dei primi anni settanta per esigenze di genere, quando il progressive raggiunge una certa popolarità e in alcune sue forme diventa musica leggera.

Tipico dell'industria musicale è anche il fenomeno dell'imitazione, fondamentalmente un'operazione commerciale che punta a ricalcare il successo di un certo brano o di un certo artista, questo fenomeno porta all'esplosione delle mode e delle tendenze, si pensi ad esempio alla moltitudine di gruppi beat degli anni '60 che ricalcavano il fenomeno Beatles. Infatti capita spesso che i produttori discografici siano i veri registi delle tendenze musicali e abbiano un'ampia influenza sul prodotto finito dei loro artisti (molti dei quali appaiono nel firmamento delle classifiche di vendita per una sola stagione, rapidamente sostituiti da volti nuovi), questo perché l'industria musicale è legata al mercato discografico e il mercato alla pubblicità, quindi qualunque artista famoso è tale perché, o per merito suo o per merito di altri, si è saputo proporre al pubblico nel modo giusto.

Fonte:Wikipedia

sabato 20 febbraio 2010

Deep Purple

Abbiamo aperto prima una discussione relativa alla storia del Rock perciò dobbiamo necessariamente andare a parlare pure di uno dei più grandi gruppi rock anni 70:i mitici Deep Purple.
I Deep Purple sono un gruppo rock britannico nato nel 1968, fra i più importanti ed influenti gruppi rock di sempre. Insieme a gruppi come Led Zeppelin e Black Sabbath, sono considerati i pionieri dell'hard rock e dell'heavy metal. Inoltre i Deep Purple sono definiti generalmente come uno tra i primi gruppi heavy metal della storia[9], anche se loro hanno sempre rifiutato di etichettarsi come tali.

Ai Deep Purple va ricondotta l'unione di approccio e sonorità neoclassiche al tempo e al ritmo tipici del blues e del rock and roll. Il suono della band comprende anche elementi pop e progressive rock.

Hanno venduto più di 100 milioni di copie nel mondo e sono stati presenti sul Guinness dei primati come la band più rumorosa del mondo.

A differenza di molti gruppi coetanei, nati dall'incontro dei musicisti, sono nati principalmente per la volontà di due manager: John Coletta e Tony Edwards.

Le origini

Nel maggio del 1965 nasce una formazione con il nome di "Episode Six" che comprendeva Ian Gillan alla voce, Graham Dimmock e Tony Lander alla chitarra, Roger Glover al basso, Sheila Dimmock alle tastiere e Harvey Shields alla batteria.

Due anni più tardi, nacque un'altra band, centrata su un trio di cantanti, i The Flowerpot Men and their Garden (inizialmente nota col nome "The Ivy League"). Il nome era tratto dallo spettacolo per bambini The Flowerpot Men, ma si dice che esso sia un ovvio riferimento ai concetti del flower power e della cannabis (pot in inglese). La canzone di maggior successo del gruppo fu Let's Go To San Francisco (alcuni sostengono che si trattasse di una parodia del brano If You're Going to San Francisco di Scott McKenzie, ma il gruppo negò sempre la validità di questa voce). I membri del gruppo erano Tony Burrows, Neil Landon, Robin Shaw e Pete Nelson alla voce, Ged Stone alla chitarra, Nick Simper al basso, Jon Lord all'organo e Carol Little alla batteria.

Nel Febbraio del 1968 dopo un incontro avvenuto tra Lord e Ritchie Blackmore, prese forma il progetto per un nuovo gruppo, i Roundabout, che comprendeva Blackmore alla chitarra, Lord all'organo Hammond, Chris Curtis alla voce, Bobby Woodman alla batteria e Nick Simper al basso.

Nel marzo del 1968 Blackmore, Lord e Simper lasciarono da parte l'idea di chiamare il gruppo Roundabout, ma lo mantennero momentaneamente perché, se la band non avesse avuto successo, avrebbero potuto ricominciare da capo con un nuovo nome e dei Roundabout non si sarebbe ricordato mai nessuno. Quindi "Roundabout" fu una mossa puramente strategica. Così si formò una nuova band con il cantante Rod Evans e il batterista Ian Paice. Dovendo scegliere il nome della band, decisero per un nome composto da due parole (come andava di moda all'epoca): Blackmore propose "Deep Purple" pensando all'omonima canzone di Nino Tempo e April Stevens, brano preferito di sua nonna.

Nell'ottobre del 1968 il gruppo ebbe un buon successo negli Stati Uniti con il singolo Hush, cover di un brano di Joe South, e con l'album di debutto, Shades of Deep Purple. Seguirono, nel 1969, due album: The Book of Taliesyn e Deep Purple; quest'ultimo comprendeva alcuni brani incisi con un'orchestra sinfonica. A questo periodo appartengono anche cover e brani memorabili come Hey Joe, Mandrake Root, Help e Chasing Shadows, in cui si avverte distintamente la cifra stilistica di Simper ed Evans, nettamente differente da quella della formazione classica successiva, ma sempre di livello superlativo.

Dopo questi primi tre album e un lungo tour negli Stati Uniti, l'arrivo di Ian Gillan alla voce (in sostituzione di Evans) e di Roger Glover al basso (al posto di Simper) diede luogo alla "formazione classica" dei Deep Purple: il "Mark II". Il primo lavoro di questa nuova formazione fu l'album Concerto for Group and Orchestra, un movimento in tre parti composto da Lord e inciso con la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Malcolm Arnold.

I classici
Poco tempo dopo, la band virò decisamente direzione approdando ad una forma di hard rock molto "pesante", uno dei primi esempi di heavy metal insieme ai primi lavori dei Black Sabbath e dei Led Zeppelin. Ad innescare il cambiamento, come riconoscono i membri della band, è stato proprio l'avvento sulla scena musicale di fine anni '60 della formazione britannica dei Led Zeppelin. L'ascolto dei primi due dischi pubblicati dai colleghi rappresenta per Lord e compagni una sorta di illuminazione.
Invece di includere un nuovo membro del gruppo, Jon Lord (musicista di formazione classica, diplomato al conservatorio) ebbe un'intuizione geniale: collegò l'Hammond ad un amplificatore per chitarra elettrica Fender. Il suono risultò un'alternativa a quello che avrebbe fornito una chitarra e caratterizzò il sound dei Deep Purple. Fu da questo momento in poi che i Deep Purple crearono un sound che avrebbe influito in modo considerevole sul rock e in particolare sull'heavy metal. Deep Purple in Rock uscito nel 1970, ebbe un grande successo e il gruppo dovette affrontare vari tour mondiali, impegnati anche alla preparazione dell'album successivo, uscito nel 1971. Deep Purple in Rock è da sempre considerato il capolavoro dei Deep Purple, nonché una pietra miliare dell'heavy metal e del rock in generale.

Il risultato fu diverso dalle aspettative del pubblico; l'album, Fireball, in cui il gruppo si cimenta in esperimenti blues rock (No No No e Demon's Eye) e country (Anyone's Daughter) vendette meno del precedente.

L'album che li consacrò fu Machine Head del 1972. Gran parte della popolarità del disco è dovuta a Smoke on the Water, uno dei più noti della loro carriera che parla di un incendio al Casino di Montreux che distrusse l'intera strumentazione di Frank Zappa e dei The Mothers of Invention. Quest'album fu registrato nel camion-studio dei Rolling Stones ed all'interno di un albergo di Montreux con lo scopo di ottenere un nuovo sound. A seguito della tournée in Giappone, esce il live Made in Japan, pietra miliare della storia del rock].

La band produsse successivamente l'album Who Do We Think We Are nel 1973 scritto parzialmente anche in Italia. Dopo questo album iniziarono ad esserci forti tensioni nell'organico. Gillan, sia per questioni di stress e sia per contrasti personali con Ritchie Blackmore, decise di andarsene per fondare poi una band a suo nome, i Gillan (nota in un primo periodo anche come Ian Gillan Band). Glover, invece, fu cacciato dalla band e anche lui intraprese la carriera solista.

La scelta del nuovo bassista ricadde allora su Glenn Hughes (fino ad allora bassista/cantante nei Trapeze), il quale, in un primo momento doveva assumere il duplice ruolo di cantante e bassista, pensando di ridurre i Deep Purple ad un quartetto, ma alla fine questa idea venne accantonata (i managers volevano a tutti i costi un quintetto). Le audizioni per il nuovo singer non diedero alcun risultato, finché Ian Paice, per puro caso, capitò in un pub ed ascoltò il cantante David Coverdale che si stava esibendo con la sua band. Rimasto colpito dalle capacità vocali di Coverdale gli propose di partecipare alle audizioni, nelle quali fu appunto scelto. Con questa formazione fu inciso nel 1974 un altro disco di grande successo, Burn. L'influenza di David Coverdale e di Glenn Hughes portò elementi funky, rhythm'n'blues e soul al sound del gruppo, e queste nuove sonorità sono ancora più evidenti nel successivo Stormbringer dello stesso anno. Blackmore però non era soddisfatto di questi mutamenti, e dopo l'uscita del live Made in Europe (dal tour di Stormbringer), abbandonò il gruppo il giorno dopo la data di Parigi del tour mondiale, precisamente il 7 aprile 1975 per fondare i Rainbow con Ronnie James Dio. Di quel concerto è stato successivamente pubblicato un disco dal titolo Live In Paris 1975.

Senza Blackmore

Con l'abbandono di Blackmore, i Deep Purple scelsero il giovane Tommy Bolin, in passato membro di Zephyr, James Gang e Billy Cobham. Nonostante queste ottime credenziali di Bolin, l'album Come Taste the Band del 1975 non ebbe il successo sperato.

Nel 1976, John Bonham, batterista dei Led Zeppelin, si presentò dietro le quinte di un concerto dei Deep Purple al "Nassau Coliseum" di Long Island. In stato di ubriachezza notò un microfono libero e salì sul palco prima che i roadies dei Deep Purple potessero fermarlo. Il gruppo smise di suonare stupefatto, mentre Bonham urlava al microfono: "Sono John Bonham dei Led Zeppelin e voglio semplicemente annunciarvi che abbiamo un nuovo album in uscita: si chiama Presence e, cazzo, è fantastico!". Quindi fece per andarsene ma prima si voltò verso il chitarrista dei Deep Purple e lo insultò gratuitamente: "E per quanto riguarda Tommy Bolin, non sa suonare una merda!". Tale episodio comparve sulle riviste musicali di tutto il mondo (è citato anche nel libro Led Zeppelin: Il Martello degli Dei) e successivamente gli stessi Deep Purple lo confermarono numerose volte.

I problemi di dipendenza da eroina di Bolin crearono vari problemi nel gruppo. Durante un tour mondiale con i Deep Purple, in un'apparizione in Indonesia, Tommy Bolin ebbe una semiparalisi del braccio sinistro a causa di un'iniezione di eroina riuscita male, e gli spettacoli seguenti vennero portati avanti dalla band con grave difficoltà ed imbarazzo fino al momento in cui il cantante David Coverdale, furibondo, lasciò il palco nel bel mezzo del concerto di Liverpool. Quella fu la fine e la separazione dei Deep Purple. Pochi mesi dopo Bolin morì di overdose. Successe tutto con profondo sgomento di Lord e Paice, che avevano sempre evitato la droga e gli spacciatori che bazzicavano nei concerti.
Dopo lo scioglimento
La maggior parte degli ex Deep Purple ebbero discreti successi in altre formazioni come i Rainbow di Ritchie Blackmore nei quali apparve successivamente anche Roger Glover. Ian Paice e Jon Lord crearono nel 1977 una band insieme al tastierista Tony Ashton, (PAL, Paice, Ashton & Lord) che produsse solo 2 album, entrambi nel 1977. Della formazione facevano parte anche Bernie Marsden alle chitarre e Paul Martinez al basso. Due progetti solisti per il cantante Ian Gillan: la Ian Gillan Band, sciolta la quale formò i Gillan, ed una partecipazione per i Black Sabbath nell'album Born Again; Glenn Hughes che proseguì per la carriera solista (non prima di tentare di formare un gruppo con Tommy Bolin, tentativo fallito per la morte di quest'ultimo); David Coverdale che fonda i Whitesnake a cui si uniscono Ian Paice e Jon Lord, tanto che vennero soprannominati da alcuni "I nuovi Deep Purple", e a cui partecipa anche Roger Glover nei due albums del 1977 e del 1978 (David Coverdale's Whitesnake e Snakebite), suonando l'ARP 2600 e le percussioni.

Il ritorno
Nell'aprile del 1984, i Deep Purple tornarono a riunirsi. Durante la trasmissione The Friday Rock Show della radio della BBC, fu annunciato che la formazione composta da Blackmore, Gillan, Glover, Lord e Paice aveva iniziato a produrre nuovo materiale. Il gruppo firmò un contratto con la Polydor per l'Europa e con la Mercury per il Nordamerica. L'album Perfect Strangers fu pubblicato in ottobre e ne seguì un tour mondiale, che partì dalla Nuova Zelanda e terminò in Europa. Il loro rientro nel Regno Unito fu timido, con un singolo show (col supporto degli Scorpions); le condizioni atmosferiche terribili non impedirono a 80.000 fan di comparire a salutare questo memorabile ritorno.

La stessa formazione incise nel 1987 The House of Blue Light, che vendette meno, e poi il doppio live Nobody's Perfect (1988). Nel Regno Unito, per celebrare il ventennale della band, fu anche pubblicata una nuova versione del brano Hush, che si trova in alcune versioni di Nobody's Perfect come "bonus track". Nel 1989, Ian Gillan e Ritchie Blackmore ebbero altri dissapori, a causa dei quali il primo abbandonò nuovamente il gruppo (pubblicando poi altri due albums solisti), sostituito dall'ex cantante dei Rainbow, Joe Lynn Turner. Questa formazione incise un unico album di poco successo, Slaves & Masters (1990).
Gli anni novanta e oltre
Al termine del tour di Slaves & Masters, Glover, Lord e Paice rivollero indietro Gillan alla voce, e Blackmore acconsentì. Ancora una volta nella loro formazione classica, i Deep Purple incisero nel 1993 The Battle Rages on..., che comprendeva brani di un certo successo come la Title Track e Anya. Il conflitto fra Gillan e Blackmore però non era stato risolto, e questa volta fu Blackmore ad abbandonare, definitivamente. La band lo sostituì con Joe Satriani per le ultime date del tour in Giappone ed un successivo tour europeo. A Satriani fu chiesto di rimanere con la band, ma rifiutò per potersi dedicare pienamente al suo progetto "G3". Fra i chitarristi a cui i Deep Purple concessero un'audizione, la scelta cadde sullo statunitense Steve Morse, già dei Dixie Dregs.

Gli anni novanta e oltre
La band continuò ad avere un certo seguito per il resto degli anni novanta, incidendo alcuni album accolti con favore dalla critica. Purpendicular nel 1996 fu il primo album della nuova formazione ed ebbe un buon meritato successo anche grazie ai singoli. Nello stesso anno fu registrato Live at the Olympia 96 a Parigi. Due anni dopo fu la volta di Abandon, un album ricco di esperimenti musicali voluti dalla band che non ebbe il successo di Purpendicular. Il tour che seguì l'uscita di Abandon fu registrato nel 1999 e il live ha il nome di Total Abandon. Nel 2002 Jon Lord (che insieme a Paice era l'unico membro dei Deep Purple a comparire in tutte le formazioni) annunciò che avrebbe abbandonato per dedicarsi ad alcuni progetti personali (specialmente musica d'orchestra) e che non voleva più suonare hard rock. Fu sostituito da Don Airey, noto per aver suonato con Jethro Tull, Ozzy Osbourne, Rainbow e Whitesnake e che, nel 2001, aveva già rimpiazzato Lord (bloccato dai postumi di un intervento al ginocchio).

Con Airey i Deep Purple incisero prima l'apprezzato Bananas, nel 2003, e, nel 2005, Rapture of the Deep. Su invito di Bob Geldof, il 2 luglio 2005 i Deep Purple parteciparono alla giornata Live 8, organizzata per chiedere al G8 la cancellazione del debito dei paesi africani, dimostrandosi uno dei gruppi più applauditi dell'intero evento sul palco di Barrie in Canada, davanti ad un pubblico di oltre 35.000 persone.

L'estate del 2009 li ha visti impegnati in vari festival rock, al posto degli Oasis (i quali, dopo l'ennesimo furibondo litigio, hanno deciso di sciogliersi). I DP sono stati accolti dai fan orfani dei fratelli Gallagher in maniera strepitosa, nonostante il malcontento per la defezione dei loro beniamini. Il 12 dicembre 2009, durante la tappa della loro tournèe tenutosi al Palalottomatica di Roma, hanno annunciato che torneranno a breve in studio per incidere nuovo materiale.


Fonte:wikipedia

Recensione :Master Of The Rings Helloween

Master Of The Rings
Helloween
1994, RawPower/CastleCommunication
Power
Pubblicata in data: 24/03/2002

Nel 1994 inizia la “terza fase” degli Helloween. L’era Deris, come piace dire a molti, che fa seguito all’epoca gloriosa di Walls of Jericho e dei Keepers I e II, nonché all’”età di mezzo” dei bistrattati Pink Bubbles Go Ape e Chameleon, dischi in cui le bizzose zucche di Amburgo avevano cercato una via alternativa al filone power, pur mantenendo ed evidenziando il marchio “happy” ancora vivo nel loro DNA.

Andi Deris, dicevamo. La prima novità di Master of the rings è proprio lui, con la sua timbrica rude, da cantante hard-rock o quasi blues, prescelto da Weikath proprio per queste sue caratteristiche forse anche al fine di prevenire ingenerosi quanto inevitabili (e talora pretestuosi) paragoni con l’ex golden boy Kiske, perfetto per il power helloweeniano ma purtroppo oramai non più interessato ad un genere che lui stesso non esiterà a definire “old-style-heavy-rock(?)” (e al quale comunque tornerà sporadicamente in seguito per motivi che i più generosi tradurranno come “regalo ai fans” e i maliziosi chiameranno “batter cassa”).

Ma lasciamo stare Kiske, e tutti i rimpianti che la sua dipartita ha comportato anche nel sottoscritto, e soprattutto dimentichiamoci di Chameleon, perché questo "Master of the rings" è tutto fuorché la continuazione delle sonorità di un album che una nota rivista dell’epoca definì “il disco che neanche Benny Hill…”. Master of the rings tenta di riavvicinare i fans storici, e in buona parte ci riesce. Ma non va del tutto sul sicuro: “Master…” ha indubbiamente una matrice power, abbiamo i tipici brani in doppia cassa quali “Where the rain grows” (con un superbo Kusch, altra novità in casa Helloween), abbiamo una classica intro “sinfonica” dal titolo che fa inequivocabilmente il verso ad un illustre passato, e ritroviamo anche i veloci assoli armonizzati che hanno fatto scuola… ma possiamo dire che brani - peraltro riusciti - come “Take me home” o “Mr.Ego” rappresentino il genere dei Keepers? Ciò che emerge in Weikath e soci è soprattutto la voglia di esprimere una “terza via dell’happy”, che unisce l’immancabile positività helloweeniana con un sound generalmente più roccioso (“Sole survivor” potrebbe essere una “Starlight” dotata di una potenza “nuova”), con qualche reminescenza hard’n’heavy (vedi anche l’hard-power dell’ottima “Secret alibi”), ma senza per questo dimenticare “chi sono e da dove vengono” (e che dire a proposito dei folli coretti “alla Rise and fall” presenti in “The game is on”, oppure del riff portante di “Still we go”?). Lo stile è pertanto, in definitiva, un power piuttosto originale, più consono e tagliato su misura al timbro vocale di Deris, il quale - va detto - sembra comunque trovarsi a suo agio anche nei panni dell’amabile “giullare birraiolo” (come definire altrimenti la sua interpretazione nella demenziale, gioiosa, “Perfect gentleman”?), riuscendo poi a ritagliarsi uno spazio più che dignitoso come autore, tra l’altro, del mid-tempo “Why?” e della ballad “In the middle of a heartbeat”.

"Master of the rings" è un disco che segna un nuovo punto di partenza per gli Helloween, da cui i nostri in seguito riusciranno a risalire progressivamente la china, fino a tornare ad essere fra i massimi protagonisti di un settore in cui, a fine anni ’80, dettavano legge.

Tracklist:

1. Irritation
2. Sole Survivor
3. Where The Rain Grows
4. Why?
5. Mr. Ego
6. Perfect Gentleman
7. The Game Is On
8. Secret Alibi
9. Take Me Home
10. In The Middle Of A Heartbeat
11. Still We Go

Fonte:truemetal.it
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Recensione:Heart di Elisa 2009

Cinque anni dopo "Pearl Days", arriva "Heart", un concentrato di pura Elisa che contiene alcuni gioielli. Ma che nel complesso non riesce a rinnovare a sufficienza lo stile dell'artista di Monfalcone.Incominciamo con una precisazione. Tutti i fans (e sono stati molti) che hanno protestato con veemenza quando Elisa ha presentato il suo duetto con Giuliano Sangiorgi possono tirare un sospiro di sollievo. Il controverso brano, frutto di una dubbia operazione di marketing tutta interna alla scuderia Sugar, scritto dalla Toffoli ma più vicino alle sonorità dei Negramaro, rimane (qualcuno dirà: per fortuna) un unicum all'interno del suo nuovo lavoro. Certo, forse una scelta più accurata del singolo di lancio avrebbe evitato di tradire lo spirito dell'album. Ma si sa, le scelte discografiche seguono logiche talvolta estranee a quelle artistiche. E anche questo fa parte del gioco.

In compenso, se si escludono le due dimenticabili tracce in italiano (oltre alla già citata "Ti vorrei sollevare" c'è solo "Anche se non trovi le parole"), "Heart" è un concentrato di pura Elisa, che non scontenterà i fans della prima ora. Il cuore, del resto, l'artista di Monfalcone non l'ha messo solo nel titolo, ma l'ha profuso a piene mani in tutto l'album. Merito anche del particolare scorcio di vita che sta attraversando, culminato con la recente nascita della figlia Emma Cecile e il felice rapporto con il partner Andrea Rigonat che, non a caso, oltre che chitarrista è stato co-autore e co-produttore del disco.

"Heart" porta avanti il discorso interrotto con il precedente "Pearl Days" e al contempo ne supera molti dei punti deboli. Al suo interno si trovano dei veri e propri gioielli: a partire dalla cover di "Mad World", in un certo senso capostipite del percorso creativo (frutto di un riuscito esperimento durante il tour "Mechanical Dream"), un mix sublime di sonorità elettroniche che richiamano l'originale dei Tears for Fears e dell'atmosfera soft rock della versione di Gary Jules, resa famosa dalla colonna sonora del film "Donnie Darko". Per non parlare dell'eterea e poetica "Poems by God". O delle coinvolgenti "Someone to Love", "Lisert" e "Vortexes".

Qui, però, iniziano le note dolenti. Già, perché promettenti, dal punto di vista melodico, queste (ed altre) tracce lo sono di sicuro, ma, ascoltandole, si ha quasi l'impressione che la produzione (che per la seconda volta, dopo "Lotus", Elisa decide di curare in prima persona) sia stata frettolosa, poco curata nei dettagli. E a risentirne è soprattutto la dinamica, che risulta piatta e monocorde. Un peccato, perché stiamo parlando di pezzi che avrebbero potuto dare molto di più. Forse la friulana, come altre sue illustri colleghe, rende di più nel ruolo di cantautrice che in quello di produttrice.

Altre canzoni pseudo-punkettare come "Your Manifesto" e "This Knot", poi, in questo cd c'entrano come i proverbiali cavoli a merenda. Anzi, riportano alla memoria tristi capitoli della carriera toffoliana che si speravano ormai morti e sepolti (vedi l'indefinibile "Together"). Fatte le debite eccezioni, però, l'album scorre via godibile e piacevole.

Si rimane piacevolmente sorpresi dalla presenza di Antony Hegarty (di Antony and the Johnsons) in "Forgiveness", un'altra delle collaborazioni celebri insieme al fonico David Frazer (Whitney Houston, Mariah Carey, Aretha Franklin) e al direttore d'orchestra Audrey Riley (Smashing Pumpkins, The Cure, Muse, Coldplay) che hanno contribuito alla realizzazione dell’album. E la sua voce, ça va sans dire, non si discute. Insomma, un lavoro "alla Elisa". Anche troppo.

Dopo cinque anni senza nessun album di inediti, infatti, forse era lecito aspettarsi qualche guizzo di novità da un'artista che in passato ha saputo raggiungere vette ben più alte di questa. "Heart" è una bella esercitazione stilistica, ma lascia, tristemente quanto inevitabilmente, l'idea che, per quanto realmente non si risparmi, Elisa non abbia più molto da dire e finisca per ricorrere autoreferenzialmente sempre agli stessi registri. Aspettiamo con ansia di sentirla live nel tour 2010. Sperando davvero di sbagliarci…



TRACKLIST

1. Vortexes

2. And All I Need

3. Anche Se Non Trovi Le Parole

4. This Knot

5. Mad World

6. Ti Vorrei Sollevare (feat. Giuliano Sangiorgi)

7. Your Manifesto

8. The Big Dipper

9. Someone To Love

10. Poems By God

11. Coincidences

12. Lisert

13. Forgiveness (feat. Antony Hegarty)

14. Dot In The Universe

Fonte:http://www.saltinaria.it/recensioni/cdpromodemo/5942-elisa-heart-recensione-cd.html">

Heavy Metal

L'heavy metal (letteralmente "metallo pesante", spesso abbreviato in metal) è un genere di musica rock. Derivante dall'hard rock, è caratterizzato da ritmi fortemente aggressivi e da un suono potente, ottenuto attraverso l'enfatizzazione dell'amplificazione e della distorsione delle chitarre, dei bassi, e, spesso, persino delle voci. Le tematiche musicali sono spesso definite come oniriche, rabbiose o violente.

In realtà esistono una moltitudine di stili e sottogeneri dell'heavy metal. Heavy metal è un termine molto generico per definire un'ampia fetta di musica generalmente considerata rumorosa e aggressiva. Di conseguenza esistono sottogeneri più melodici e commerciali, ed altri dalle sonorità estreme e underground.

Già molto popolare negli anni settanta ed ottanta, ha continuato ad avere successo nei decenni seguenti e si è inoltre diversificato in numerosi sottogeneri. Moltissimi sono gli artisti e i gruppi ascritti al metal, sia nei meccanismi musicali ufficiali che in ambito underground.

Storia del genere
La storia dell'heavy metal alla fine degli anni settanta è tuttora molto dibattuta tra gli storici della musica. Mentre band come i Blue Öyster Cult raggiunsero in quel periodo un moderato successo, altri gruppi concentrano invece l'attenzione sull'arrivo di influenze classiche, presenti nel lavoro di Eddie Van Halen o di Randy Rhoads, pionieri del heavy metal di stampo virtuosistico e neoclassico; anche perché la storia dell'heavy metal successivamente verrà sviluppata anche in questo senso.

Altri ancora sottolineano le influenze reciproche che, verso la fine degli anni settanta, si scambiarono l'heavy metal e il punk rock, culminando nella famosa New Wave of British Heavy Metal dei primi anni ottanta, guidata da band come i già citati Saxon o gli Iron Maiden. In realtà va detto che l'influenza del punk rock sul nascente heavy metal non deve essere interpretata in modo diretto: quello che accomunava le band di entrambi i generi era la povertà di mezzi (riflessa dalla produzione "grezza e sporca" di molte delle band) e lo spirito fai-da-te che portava alla nascita di etichette indipendenti e fanzine (un modus operandi proprio del movimento punk), in modo da alimentare la scena al di fuori della stampa e dei media "ufficiali". Si ipotizzò inoltre che la NWOBHM, connotando uno stile generalmente più aggressivo, duro e diretto, si ispirò proprio al punk rock per queste caratteristiche che lo distinguevano dall'ondata di heavy metal precedente.

Anche l'abbigliamento punk influenzò in parte l'heavy metal (anche se vi è dibattito su questo, dato che era già usato dai Judas Priest a metà anni settanta), che ereditò l'uso di borchie e indumenti di pelle. Successivamente, negli anni ottanta, si può dire che l'hardcore punk abbia influito notevolmente sullo sviluppo dell'evoluzione dell'heavy metal e, in particolar modo sul metal estremo. L'hardcore punk infatti fu fonte di ispirazione soprattutto per le band thrash metal che ne presero alcune caratteristiche unendole all'heavy metal fortemente ispirato alla NWOBHM.

Lo stesso Cliff Burton dei Metallica (un gruppo che si collocò al vertice della nascente scena thrash metal) dichiarava di essere stato influenzato dal punk, specialmente da gruppi come i Misfits; così come altri componenti della stessa band. Da notare come i loro gruppi preferiti Venom e Motorhead avessero più di un legame col punk (Conrad Lant dei Venom suonava in un gruppo punk e Lemmy Kilmister frequentava regolarmente la scena punk e tentò anche di insegnare a suonare il basso a Sid Vicious).

Anche Jeff Hanneman degli Slayer è noto per la sua grande ammirazione nei confronti dell'hardcore punk. In gioventù ascoltava soprattutto gruppi come Exploited, Verbal Abuse, Charged GBH, Black Flag, Minor Threat, e molto meno band classificabili come heavy metal. Le influenze di Hanneman contribuirono molto a delineare lo stile per cui la sua band è conosciuta.

Un altro elemento che può dimostrare l'affinità tra i due generi fu lo sviluppo del punk metal, sempre durante la prima metà degli anni ottanta. Il genere fondeva il thrash metal (già in parte influenzato dall'hardcore) e l'hardcore punk.

Per il resto, altri gruppi punk rock e gruppi heavy metal perseguivano ideali musicali contrapposti. Inoltre, se per i primi il suono grezzo e specialmente le carenze tecniche facevano parte di una sorta di "ribellione" verso la società, i gruppi heavy metal da subito si distinsero per una notevole capacità tecnica strumentale.Come continua evoluzione si vennero a creare una serie di "nuovi" generi di heavy metal come il death metal o il black metal. L'esplosione del virtuosismo alla chitarra elettrica (di cui Jimi Hendrix era stato un pioniere già una generazione prima) fu portata all'apice da Eddie Van Halen (anche se il primo ad inserire numeri funambolici nella musica hard & heavy è considerato Ritchie Blackmore dei Deep Purple). Molti considerano il suo assolo in Eruption (sull'album Van Halen del 1978) una pietra miliare del genere. Il già citato Ritchie Blackmore, Randy Rhoads (chitarrista di Quiet Riot e Ozzy Osbourne) e Yngwie Malmsteen rinforzarono questo legame fra l'heavy metal e la tecnica chitarristica, cimentandosi persino con la chitarra classica durante i loro concerti. Persino icone della chitarra classica come Liona Boyd furono "associate" alle stelle dell'heavy metal in una sorta di "fratellanza della chitarra" in cui chitarristi tradizionali e heavy spesso collaboravano e si "scambiavano i trucchi". MP3.com ha recentemente pubblicato una raccolta delle collaborazioni della Boyd con rock star come David Gilmour e Eric Clapton, un'ulteriore prova della convergenza di generi musicali molto diversi sotto l'egida della raffinatezza tecnica nell'uso dello strumento.

L'interesse per il virtuosismo tecnico si percepisce già meno nella musica di Ronnie James Dio (che per un certo periodo fu cantante nei Black Sabbath e nei Rainbow(fondati da Ritchie Blackmore), dei Judas Priest e degli Iron Maiden. Questi gruppi potrebbero rappresentare il limite ultimo dell'heavy metal tradizionale, che prosegue lungo la via tracciata dai "grandi padri" (Hendrix, Black Sabbath, Led Zeppelin e Deep Purple e con le dovute proporzioni lo stesso Bach). Dopo gli Iron Maiden, l'heavy metal giunse a forzare il limite della potenza e violenza sonora in sotto-generi come thrash metal, speed metal, black metal e death metal.

Per altra via, e principalmente negli Stati Uniti, l'heavy metal tornava in qualche modo alle origini attraverso la "vanità pop" dei gruppi di Los Angeles, in primo luogo con i Van Halen o i Mötley Crüe. Negli anni ottanta, una forma di heavy metal/hard rock con forti influenze pop, definita pop metal, dominò frequentemente le classifiche di vendita. Superstar come i Bon Jovi, i Dokken, gli Europe, i Guns'n'Roses, i Def Leppard, i Poison, i Mötley Crüe e i Ratt sono fra i gruppi più rappresentativi. Sebbene la loro musica sia sopravvissuta al tempo come rappresentativa di una particolare visione dell'heavy metal, nonché di una certa epoca e di certi luoghi, oggi i puristi tendono a considerarla una forma minore e a criticare questi gruppi dal punto di vista artistico e scenico. In questi anni, soprattutto negli Stati Uniti, nuovi gruppi heavy metal (come i canadesi Fozzy) ottengono le luci della ribalta.

Il grunge ebbe origine a Seattle con i lavori di Alice in Chains, Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden. La musica grunge (termine traducibile in "suono sporco") apparve come punto finale dell'alternative rock degli anni novanta (genere che traeva influenze dal punk rock e dal heavy metal). Era un genere che professava atteggiamenti anticonformisti, e apparentemente i suoi sostenitori non vollero avere relazioni con il mainstream ("commerciale"). Tuttavia, questo genere ebbe un notevole successo commerciale negli anni novanta. Nonostante la loro professione di anticonformismo, questi gruppi accettarono volentieri la grande popolarità soppiantando l'heavy metal (fenomeno da cui trae origine la tradizionale rivalità tra i sostenitori dei due generi).

Fonte wikipedia

venerdì 19 febbraio 2010

Rock and roll

Il rock and roll è un genere musicale nato negli Stati Uniti negli anni cinquanta e in seguito diffusosi rapidamente in tutto il mondo. Trae le sue radici nel blues, nel country, nella musica R&B ed in misura minore dal gospel, dal jazz e dal folk.

Letteralmente "rock and roll" può essere tradotto con "dondola e rotola"; il rock 'n roll nacque innanzitutto come "musica da ballare", con uno stile specifico di danza derivata dal boogie-woogie, ballo di origine afro-americana molto diffuso nell'immediato dopoguerra. Il termine rock è in molti casi indicato come sinonimo della parola rock & roll, tuttavia spesso si usa quest'ultimo per indicare principalmente gli stili di rock meno recenti, sviluppati più o meno dalle sue origini fino agli anni ottanta. Al contrario il termine rock può indicare più frequentemente generi più recenti e con elementi moderni e al di fuori del rock & roll nelle sue forme classiche. Al rock 'n roll si possono ricondurre una grande quantità di generi derivati, oggi spesso indicati complessivamente con l'espressione abbreviata rock. In particolare, l'espressione "rock" viene usata soprattutto per indicare gli sviluppi del genere avvenuti a cavallo fra gli anni sessanta e gli anni settanta, molti dei quali utilizzavano sonorità più aggressive; in questo contesto, la parola "rock" iniziò a essere implicitamente letta anche col significato di "roccia", in espressioni come "hard rock" ("rock duro", "roccia dura", "duro come roccia"). Quando "rock" e "rock 'n roll" non si considerano sinonimi, la seconda espressione viene generalmente intesa come indicativa della forma originaria di questo genere di musica, rappresentata dagli artisti che la svilupparono negli anni cinquanta e anni sessanta.

La formazione classica di una band di rock 'n roll comprende storicamente: la voce (spesso anche con armonizzazioni vocali o cori), una o due chitarre elettriche (spesso una dedicata alla ritmica e una alla solistica) e una decisa sezione ritmica (basso e batteria). In questo quartetto base si inseriscono spesso altri strumenti (pianoforte e sassofono sono molto comuni).

Precursori e origini

Il rock and roll si affermò come un genere musicale negli Stati Uniti negli anni cinquanta, anche se elementi di rock and roll si ritrovano nelle registrazioni di rhythm and blues fin dagli anni venti. Il primo rock and roll metteva insieme elementi di blues, boogie-woogie, jazz e rhythm and blues, con influenze anche della musica folk, del gospel, e del country and western. Secondo molti, i veri inventori del rock furono Chuck Berry e Bo Diddley.
Origine del termine rock and roll
Rocking era un termine utilizzato dai cantanti gospel nel Sud degli USA per indicare qualcosa di simile all'estasi mistica. Il musicista blues Roy Brown la usò nel 1947 con un significato ironico nella sua canzone "Good Rocking Tonight" (rifatta l'anno dopo da Wynonie Harris in una versione ancora più scatenata), in cui la parola era apparentemente riferita al ballo, ma era in effetti una neanche tanto nascosta allusione al sesso. Questi doppi sensi non erano nuovi nella musica blues ma era la prima volta che si sentivano alla radio. Dopo il successo di Good Rocking Tonight, altri cantanti di rhythm and blues hanno usato titoli simili durante la seconda metà degli anni quaranta, compresa una canzone intitolata proprio "Rock and Roll", registrata da Wild Bill Moore nel 1949. Queste canzoni erano riservate a un pubblico afroamericano (race music era il nome che veniva usato nell'industria discografica) e non erano conosciute dal grande pubblico bianco. Nel 1951 il dj Alan Freed di Cleveland in Ohio iniziò a mettere su dischi di questo tipo di musica per il pubblico bianco, e generalmente si attribuisce a lui l'espressione rock and roll per descrivere la musica che trasmetteva durante la sua trasmissione intitolata: The Moon Dog House Rock 'n Roll Party. Il termine, con le sue allusioni al ballo, al sesso e al suono della musica, fece breccia anche tra chi non ne coglieva tutti i significati.

Fonte wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Rock

Salve a tutti

Questo blog è stato realizzato con l'intento di condividere con voi ragazzi e ragazze del web tutto quello che riguarda il contesto musicale per quanto riguarda generi e gruppi e strumenti musicali.